2. EPOCA STORICA DI FUSIONE E FORMA DELLA CAMPANA

Matteo Padovani



La campana “Armen-Sünderglocke” nella chiesa di S. Maddalena di Breslavia (Polonia) fusa nel 1386 da Michael Wilde, e distrutta il 17 Maggio 1945. Nota nominale: SI2 Ø bocca: mm 2060 Peso bronzo: kg 5650
Disegno di Robert Assmus, 1875


Sommario

Forme antiche (sec. VIII – IX)

Forma Alveare Anteriore (sec. VIII – XI)

Forma Alveare Posteriore (sec. X – XII)

Forma Pan di Zucchero (sec. XII – XIV)

Forma Transitoria Anteriore (sec. XII)

Forma Transitoria Posteriore (sec. XIII – XIV)

Forma Alto Gotica (sec. XIII – XIV)

Forma Tardo Gotica (sec. XV – XVI – XVII)

Forma Rinascimentale Italiana (sec. XV – XIX)

Forma Manieristica (sec. XVI – XVII – XVIII)

Forma Manieristica Padana (sec. XVIII – XIX – XX – XXI)

Forma Francese (sec. XVII – XVIII – XIX)

Forma Manieristica Bolzanese (sec. XVII – XVIII)

Forma Barocca Brissinese (sec. XVII – XVIII)

Forma Barocca Europea (sec. XVII – XVIII – XIX) 

Forma Mitteleuropea Moderna (sec. XIX – XX – XXI)

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Per poterci avvicinare in modo corretto ad una campana, è necessario procedere innanzitutto con un inquadramento storico. Come ogni nobile espressione dell’arte e dell’intelletto umano, anche le campane hanno subito nel tempo un’evoluzione e per ogni epoca vi sono campane più o meno accomunate da determinate caratteristiche. La valutazione delle campane, oltre ad una necessaria preparazione tecnico – scientifica, richiede una conoscenza storica completa ed esauriente. Cercheremo ora, sia pur in modo sintetico, di descrivere l’evoluzione delle campane dalle origini ai giorni nostri.

Le regioni della Mitteleuropa hanno conosciuto un percorso evolutivo per molti aspetti comune e in ogni epoca sono state prodotte campane di notevole qualità. In Italia il percorso evolutivo si è sviluppato in modo diversificato, con una maggiore influenza mitteleuropea nelle regioni settentrionali ed una più marcata autonomia nelle regioni centro – meridionali. Sappiamo che il valore qualitativo medio delle campane mitteleuropee è generalmente superiore rispetto a quelle italiane; tuttavia anche nel nostro paese sono stati attivi abili fonditori e non mancano campane di qualità esemplare.

Le fonti storiche tradizionali collocano la nascita della campana in Cina nel 3000 a.C.; in realtà non si trattava di vere e proprie campane ma di gongs fusi prevalentemente in rame. Oggetto specifico del nostro studio è però la campana per uso cristiano, poiché fu con il Cristianesimo che la campana conobbe il lungo e complesso sviluppo che conosciamo.

Nell’Impero Romano le campane venivano usate come segnale di richiamo pagano, mentre il loro utilizzo cristiano avvenne a partire dal sec. IV d.C. La prima vera fase di sviluppo arrivò grazie ai monaci missionari irlandesi e scozzesi, che diffusero l’uso della campana nell’Europa centrale a partire dal sec. VI d.C. Le campane primitive, realizzate dapprima con una lamiera piegata e rivettata, avevano forme poligonali e le fusioni in bronzo contemporanee ne riprendevano la forma.

Campana poligonale
in lamiera piegata e inchiodata.
Colonia, Kölnisches Stadtmuseum,
sec. VIII

 

Campana poligonale in bronzo.
Verona, Basilica di
San Zeno Maggiore, sec. VIII-X

H cm 39,5

 

Nel sec. VIII d.C. comparvero le prime campane con base circolare, che prevedevano la costruzione del modello tramite la rotazione di un profilo attorno al proprio asse.  Tale metodo costruttivo, a quel tempo rudimentale, avrebbe caratterizzato nei secoli successivi il processo di fabbricazione delle campane, con progressivi perfezionamenti sia nelle tecniche di lavorazione e fusione, sia negli studi tonali che iniziarono ad essere computi sul profilo stesso.

Nel sec. VIII comparve la forma denominata ALVEARE, dapprima nella variante Alveare Anteriore (sec. VIII – XI) con sviluppo pressoché cilindrico, successivamente nella variante Alveare Posteriore (sec. X – XII) evolutasi rispetto alla precedente con il restringimento della calotta e la maggiore ampiezza della bocca.

Nel sec. XI si specializzarono nella fusione di campane i frati benedettini e si deve al monaco Teofilo (sec. XII) la stesura del primo “trattato” sulla tecnica di fusione.

Bad Hersfeld (Germania),
campana “Lullusglocke”, 1040 circa
forma “Alveare Anteriore”

 

Odenthal (Germania),
campana fine sec. XI,
forma “Alveare Posteriore”

 

Nel sec. XII comparve la Forma PAN DI ZUCCHERO, diffusasi in alcune regioni delle Alpi e nell’Italia peninsulare. Tale forma, caratterizzata da un sensibile sviluppo in altezza rispetto al diametro e da un sensibile arrotondamento della calotta, fu impiegata fino alla fine del sec. XIV.

Vittorio Veneto,
“Campana dell’Arengo”
Vincenzo e Vittore da Venezia, 1342
forma “Pan di zucchero”

 

A partire dal sec. XIII, con lo sviluppo dei centri urbani e delle attività commerciali, iniziarono ad essere richieste campane più grandi rispetto al passato e furono attivi i primi fonditori “laici”.

Nei sec. XII – XIV fece la sua comparsa in Mitteleuropa la Forma TRANSITORIA, così chiamata perché intermedia fra le precedenti forme altomedioevali e le successive forme gotiche e rinascimentali. Tale forma fu presente in due varianti cronologiche: Transitoria Anteriore (sec. XII) e Transitoria Posteriore (sec. XIII – XIV).

Duomo di Friburgo in Bresgovia (Germania)
campana “Hosanna”
MIb3, Ø mm 1610, kg 3289, anno 1258
forma “Transitoria Posteriore”

 

Nel Medioevo ebbe origine la Forma GOTICA, cronologicamente suddivisa nelle varianti Alto Gotica (sec. XIII – XIV) e Tardo Gotica (sec. XV – XVI). La forma Alto Gotica, anche se caratterizzata da un suono impuro ed impreciso, vide la realizzazione di alcune campane contraddistinte da un suono esemplare.



Duomo di Bamberg (Germania)
campana “Heinrichsglocke”
DO#3, Ø mm 1799, kg 5200, anno 1311
forma “Alto Gotica”

 

I fonditori del primo Rinascimento (sec. XV) compirono nuovi ed importanti studi sull’acustica della campana. La forma Alto Gotica venne progressivamente migliorata allo scopo di ottenere una maggiore precisione e definizione del suono; nacque così la forma Tardo Gotica, con la quale fu possibile definire la Struttura tonale della campana e le relazioni fra la Nota di battuta (NOMINALE) ed i Toni parziali principali (PRIMA, TERZA, QUINTA, OTTAVA SUPERIORE, OTTAVA INFERIORE). Lo studio della Struttura tonale, di fondamentale importanza nelle campane moderne, ha origine nel Rinascimento e le moderne metodologie di analisi e giudizio iniziano ad assumere un significato più appropriato con le campane prodotte dal sec. XV in avanti. In epoca successiva e precisamente nel sec. XIX, i fonditori di area mitteleuropea definirono le caratteristiche delle campane moderne compiendo studi significativi sulle campane di forma Tardo Gotica dei sec. XV e XVI. In epoca rinascimentale furono attivi fonditori mitteleuropei straordinariamente abili, che realizzarono campane tutt’oggi considerate capolavori assoluti. La più notevole e pregiata campana del sec. XV è certamente la “Pretiosa” del Duomo San Pietro di Colonia (immagine in basso); di grande interesse anche la campana “Le Bourdon” del Duomo di Strasburgo (LAb2 Ø mm 2220 kg 9000, 1427 Hans Gremp).

Colonia , Duomo S. Pietro, campana “Pretiosa”
SOL2, Ø mm 2400, kg 10800, anno 1448 Hans Brodermann e Christian Cloit
forma “Tardo Gotica”

Tra la fine del sec. XV e l’inizio del sec. XVI fu attivo il fonditore olandese Gherardus Van Wou, autore della più famosa campana rinascimentale per eccellenza, la “Gloriosa” del Duomo di Erfurt in Germania (immagine sotto), ma anche di complessi notevoli e musicalmente accordati, come le 13 campane in scala diatonica maggiore del Duomo di Utrecht in Olanda (campana grande FA#2 Ø mm 2272 kg 8227, anno 1505). 

 

Erfurt , Duomo S. Maria, campana “Gloriosa”
MI2, Ø mm 2570, kg 11367 anno 1497
Gherardus Van Wou,
forma “Tardo Gotica”

 

 

Monaco di Baviera (Germania), Frauenkirche
campana “Salveglocke”
LA2, Ø mm 2080, kg 7677, anno 1490 Hans Ernst

 
Vienna, Duomo S. Stefano,
campana “Halbpummerin” MI2, Ø mm 2580, kg 11648, anno 1558 Urban Weiss
(campana perduta nel 1945)

 

Altra famosa campana rinascimentale, di qualità paragonabile alla “Gloriosa” di Erfurt, fu la “Halbpummerin” del Duomo S. Stefano di Vienna (immagine sopra). Fra i migliori fonditori dell’epoca va ricordata la dinastia dei tirolesi Löffler, attivi per tutto il sec. XVI; di essi segnaliamo soprattutto la campana “Santa Ursula” del Duomo di Costanza (SI2 Ø mm 2065 kg 7000, anno 1584 Hans Christof Löffler)La forma Tardo Gotica venne riproposta con notevoli risultati anche nel sec. XVII; fra gli artisti più capaci si distinsero i Reinhart di Innsbruck ed i fratelli olandesi Francis e Peter Hemony, questi ultimi si specializzarono nella fusione di campane per carillon caratterizzate da una sorprendente precisione tonale.

Nel territorio italiano le forme rinascimentali conobbero diverse modalità di sviluppo. Nelle zone alpine e particolarmente nell’area tirolese, vennero fuse campane in forma Tardo Gotica, fra le quali segnaliamo la “Mooskuh” di Lana Bassa, Bolzano (REb3 Ø mm 1662 kg 3226, anno 1526 Peter Löffler) e la “Stèfena” di Revò, Trento (REb3 Ø mm 1425 kg 2000, anno 1534)In area padana, grazie ad influssi nordici, gli antichi profili medioevali furono oggetto di evoluzioni di notevole entità. Tra le campane meritevoli, segnaliamo il “Rengo” della Torre dei Lamberti di Verona (immagini in basso), la campana grande del Duomo di Milano (SOL#2 Ø mm 2132 kg 6500, anno 1582 Giovanni Battista Busca) e la campana grande del Duomo di Bologna (SI2 Ø mm 1665 kg 3329, anno 1595 J. Lamprecht e C. Vernizzi).

 
 

Verona, Torre dei Lamberti, campana “Rengo” SIb2, Ø mm 1831, kg 4215, anno 1557 Alessandro Bonaventurini

 

Nelle aree centrali e meridionali della penisola italiana le antiche forme medioevali subirono modifiche di lieve entità. La forma RINASCIMENTALE Italiana identifica gli innumerevoli profili comparsi tra il sec. XV ed il sec. XIX, contraddistinti da caratteristiche comuni quali l’altezza dimensionalmente più rilevante rispetto al diametro e l’arrotondamento della calotta. Anche su questi profili vennero compiuti studi tonali, tuttavia le campane di buona qualità risultarono numericamente più rare rispetto a quelle nordiche. Tra quelle di particolare interesse, segnaliamo la “Lauretana” della Basilica della Santa Casa di Loreto (DO3 Ø mm 1840 kg 5000, anno 1515 Bernardino da Rimini) e il “Campanone” del Duomo di Fermo (LAb2 Ø mm 1740 kg 3500, anno 1611 Camplani da Fermo). Altre campane di cui parleremo in seguito, contestualizzate in epoca barocca, sono a loro volta riconducibili alla forma Rinascimentale Italiana.

Verso la metà del sec. XVI, in alcuni paesi dell’area alpina (Svizzera, Austria, Germania del sud) iniziò a diffondersi una forma di derivazione rinascimentale, detta Forma MANIERISTICA, contraddistinta da purezza di suono ed equilibrio della struttura tonale. Dal tardo sec. XVI la forma Manieristica fu introdotta anche in Italia, attraverso tipologie di sagoma notevolmente diversificate, ma mantenendo i tratti morfologici essenziali come ad esempio la similitudine tra altezza totale e diametro di bocca. Nella prima metà sel sec. XVIII, con l’adozione su larga scala della forma Manieristica e alla sua versatilità di impiego, il Nord Italia si distinse a livello europeo per la buona qualità delle campane prodotte. Grazie alla precisione di suono che questa forma rendeva possibile, vennero introdotti nel territorio i primi concerti in scala musicale. Data la caratterizzazione che la forma Manieristica assunse nel Nord Italia, si può parlare di forma Manieristica Padana, sulla quale ritorneremo in seguito.

All’inizio del secolo XVII alcuni fonditori itineranti provenienti dalla Lorena introdussero la Forma FRANCESE, di proporzioni più alleggerite rispetto alle forme tardo gotiche, caratterizzata da un suono morbido e totalmente equilibrato. La forma Francese esercitò un influsso notevole e prolungato nel tempo nelle regioni mitteleuropee. Anche in epoca moderna, ad opera di fonderie francesi e tedesche, sono state realizzate campane con caratteri riconducibili alla forma Francese.

A destra: Aquisgrana, Duomo
campana SI2, Ø mm 1620, kg 2600, anno 1659
forma “Francese”

In area tirolese, tra il Rinascimento e il Barocco, furono prodotte campane secondo due particolari forme: la Manieristica Bolzanese (dall’inizio del sec. XVII fino a fine sec. XVIII) e la Barocca Brissinese (dalla fine del sec. XVII fino a poco oltre la metà del sec. XVIII). Le campane di entrambe le forme, prodotte in sagoma pesante e con proporzioni similari a quelle della forma Tardo Gotica, sono quasi sempre caratterizzate da uno straordinario livello qualitativo in termini di precisione tonale e sviluppo del suono. Alla luce della qualità complessivamente espressa, riteniamo di poter classificare la regione del Tirolo come la più interessante d’Europa, dal punto di vista campanologico, di tutto il sec. XVIII. Tra le migliori realizzazioni nella forma forma Manieristica Bolzanese segnaliamo la campana grande di Terlan (REb3 Ø mm 1509 kg 2200, 1700 Thomas Zwelfer) e la campana grande di Schlanders (DO#3 Ø mm 1572 kg 2600, 1800 Michael Zach); per la forma Barocca Brissinese segnaliamo la celebre “Anna Maria” di Eppan st. Pauls (immagini sotto) e la campana grande di Taufers (DO3 Ø mm 1597 kg 2686, 1794 Sebastian Feichter).

Sopra: Lana di Sotto (BZ) campana fusa nel 1558 da Petrus Sermund di Bormio RE3, Ø mm 1320, kg 1526, forma “Manieristica”

A destra: Malgolo (TN) campana fusa nel 1749 da Joachim Reis forma “Manieristica”

forma “Manieristica”


St. Pauls in Eppan / S. Paolo di Appiano, campana "Anna Maria"
SIb2, Ø mm 1836, kg 3950, anno 1701 Georg Grassmayr Brixen, forma “Barocca Bressanonese”
 

 

Se in epoca barocca si conseguirono eccellenti risultati nella regione tirolese, così come vi furono notevoli miglioramenti qualitativi nell’Italia settentrionale, non altrettanto si può dire dell’area mitteleuropea, dove anzi il livello medio delle campane subì un generale impoverimento. Tra le cause di tale regressione qualitativa vi fu indubbiamente la Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648), conflitto europeo combattuto soprattutto in Germania che, oltre a forti ripercussioni di carattere politico ed economico, provocò una parziale perdita delle conoscenze precedentemente maturate dai fonditori. Tra la seconda metà del sec. XVII ed il sec. XIX fu introdotta la Forma BAROCCA EUROPEA, caratterizzata da un alleggerimento delle proporzioni rispetto al Rinascimento, ma spesso priva di un adeguato studio tonale. Inoltre, con il forte sviluppo decorativo tipico dell’età barocca, le esigenze di tipo estetico prevalsero su quelle di tipo acustico. La forma Barocca Europea si riconosce soprattutto dal bordo di percussione alquanto rialzato e sporgente rispetto alla parte superiore del vaso sonoro. Varianti di questa forma sono state adottate da alcuni fonditori fino poco oltre la metà del sec. XX.

 

Görlitz (Polonia), Peter und Pauluskirche
RE2, kg 11180, anno 1696 Hans Hannibal Brosch,
forma “Barocca Europea”
(campana perduta nel 1917)

 

 

Nel Centro e Sud d’Italia le campane di epoca barocca continuarono ad essere prodotte secondo varianti della forma Rinascimentale Italiana, della quale abbiamo già scritto. Fra le fusioni più interessanti segnaliamo la campana maggiore di Santa Maria del Fiore di Firenze (LA2 Ø mm 2000 kg 5385, anno 1705 Antonio Petri), il “Campanone” ed il “Campanoncino” di San Pietro in Vaticano (immagini in basso) ed il “Campanone” di Gubbio (DO#3 Ø mm 1430 kg 1900, anno 1769 Giovanni Battista Donati e Angelo Mari).


Roma, San Pietro in Vaticano
“Campanoncino”, SIb2, Ø mm 1772, kg 3650
anno 1725 Innocenzo Casini

Roma, San Pietro in Vaticano
“Campanone”, FA2, Ø mm 2316, kg 8950
anno 1785 cav. Luigi Valadier

 

Agli inizi del sec. XIX, con la ripresa degli studi sulle sagome e sulla struttura tonale delle campane, si sviluppò la Forma MITTELEUROPEA MODERNA. Con lo sviluppo delle vie di comunicazione e del commercio, i fonditori – che fino ad allora avevano lavorato in modo itinerante – iniziarono ad operare in sedi fisse, favorendo una maggiore regolarità nella produzione e una superiore qualificazione delle maestranze. Divennero inoltre più accurati i sistemi di rilevazione ed analisi tonale e fu quindi possibile perseguire una migliore precisione in termini di accordatura. L’offerta iniziò a svilupparsi anche in funzione delle esigenze diversificate da parte dei committenti e le fonderie iniziarono a produrre varie tipologie di sagoma.

La forma Manieristica Padana, di cui abbiamo già fatto cenno, venne impiegata nel Nord Italia a partire dal sec. XVIII ed i suoi tratti essenziali si conservarono anche nei sec. XIX e XX. L’introduzione dei complessi di campane musicalmente accordati ed il contemporaneo sviluppo dei sistemi di suono a rotazione completa (Bolognese, Ambrosiano, Veronese) vide i fonditori impegnati in una massiccia opera di rinnovo del patrimonio campanario, rinnovo che interessò quasi tutti i campanili nelle rispettive zone di pertinenza. 


Campana di Domenico Crespi (a sinistra) e di Giuseppe Ruffini (a destra) Realizzate entrambe nella forma “Manieristica Padana” nel secolo XVIII, hanno costituito il modello di riferimento per vari fonditori successivamente attivi nel Nord Italia
 

La forma Manieristica Padana, di cui abbiamo già fatto cenno, venne impiegata nel Nord Italia a partire dal sec. XVIII ed i suoi tratti essenziali si conservarono anche nei sec. XIX e XX. L’introduzione dei complessi di campane musicalmente accordati ed il contemporaneo sviluppo dei sistemi di suono a rotazione completa (Bolognese, Ambrosiano, Veronese) vide i fonditori impegnati in una massiccia opera di rinnovo del patrimonio campanario, rinnovo che interessò quasi tutti i campanili nelle rispettive zone di pertinenza.

Fra i fonditori di maggiore rilievo attivi nel Nord Italia nel secolo XVIII, ricordiamo i Bonavilla (fonditori itineranti di origine francese attivi in Lombardia), Bartolomeo Bozzio di Milano, Domenico Crespi di Crema, i De Maria di Vicenza, Giuseppe Ruffini (attivo a Mantova, Verona e Trento), i Soletti (attivi nel Bresciano e nel Trevigiano). Fra i fonditori di epoca successiva si distinsero i Bizzozero  di Varese, i Cavadini di Verona, i Chiappani di Trento, i Pruneri di Grosio, i Brighenti di Bologna, i De Poli di Vittorio Veneto e di Udine, i Colbachini di Padova. Questi fonditori, in modo diversificato e per periodi più o meno durevoli, raggiunsero alti livelli qualitativi come testimoniato da innumerevoli fusioni tuttora esistenti. I migliori risultati furono raggiunti dalla ditta Chiappani di Trento, che dalla metà del secolo XIX al 1914 riuscì ad affermarsi come una delle migliori fonderie di campane d’Europa. La ditta Chiappani lavorava non solo per il Tirolo, ma anche per Austria e Svizzera, dove le esigenze qualitative sono sempre state elevatissime e dove, pure a quel tempo, lavoravano abilissimi fonditori. Le campane Chiappani vennero purtroppo quasi integralmente requisite durante la I Guerra Mondiale, ma le opere superstiti, così come le numerose testimonianze relative a quelle perdute, confermano l’abilità della ditta di realizzare campane contraddistinte da perfezione tonale, esemplarità timbrica e raffinata personalità. Il complesso più grandioso – purtroppo integralmente requisito nel 1917 – fu quello di quattro campane fuse nel 1901 per la Jesuitenkirche di Innsbruck, complesso storicamente lodato dagli esperti austriaci per resa e perfezione di suono. Notevole anche il complesso di nove campane fuso nel 1895 – 1898 per l’Abbazia Muri – Gries di Bolzano.


A sinistra in alto e nel disegno sopra:
campana “Augustinusglocke” dell’Abbazia Muri Gries di Bolzano, LAb2, Ø mm 2009, kg 5026
anno 1895 Carlo Chiappani

A sinistra in basso:
campana “SS.Trinità”, facente parte di un complesso di quattro campane (MI2 kg 9906, SOL#2 kg 4814, SI2 kg 2586, DO#3 kg 1782) fuse da Carlo Chiappani nel 1901 per la Jesuitenkirche di Innsbruck;
Il complesso venne integralmente requisito nel 1917

Durante la I Guerra Mondiale (1914 – 1918) l’attività dei fonditori dovette subire un arresto forzato e in alcune zone (soprattutto in Germania e nell’Impero Austro – Ungarico) venne effettuata una massiccia requisizione di campane per fare fronte al fabbisogno di metallo per scopi bellici. Negli anni successivi al conflitto le campane requisite furono ripristinate con altrettante nuove, il più delle volte non all’altezza di quelle perdute; è il caso ad esempio del Sud Tirolo in cui molte pregiate campane (gran parte delle quali opera della ditta Chiappani) vennero rifatte a spese del governo italiano. Fra i fonditori attivi nell’opera di ripristino nel primo dopoguerra segnaliamo Luigi Colbacchini di Trento, il cui titolare, già attivo nella ditta Chiappani, ripropose con discreto successo le sagome del maestro.

Il periodo fra le due guerre mondiali, soprattutto negli anni fra il 1925 ed il 1940, vide molte ditte europee impegnate a migliorare le proprie capacità produttive allo scopo di adeguarsi ai migliori standard qualitativi, secondo quanto già espresso dai fonditori più capaci. La II Guerra Mondiale (1939 – 1945) non solo impose una nuova interruzione dell’attività fusoria, ma provocò anche una nuova massiccia perdita di campane con danni storici incalcolabili su buona parte del continente europeo. Durante la ricostruzione postbellica furono istituite politiche di ripristino del patrimonio campanario, attuate fra il 1946 ed il 1960 circa. In Germania, dove vi erano state le maggiori perdite, si registrarono ulteriori miglioramenti qualitativi nelle campane di nuova produzione.

Nel 1951 venne indetto il Convegno di Limburg, nel quale fonditori ed esperti tedeschi sancirono ufficialmente il concetto di campana moderna di buona qualità con l’elaborazione di severe normative campanologiche. Le convenzioni di Limburg, tuttora basilari per le fonderie mitteleuropee, oltre a definire i requisiti che la campana moderna è tenuta a rispettare in termini di precisione e resa del suono, forniscono appropriate metodologie di giudizio oggettivo (Documenti di Campanologia VI. Il Convegno di Limburg e le normative campanologiche mitteleuropee). 

Già dal sec. XIX in ambito mitteleuropeo si erano affermate varie generazioni di fonditori, fra le quali possiamo ricordare: Grassmayr (Austria), Paccard e Bolèe (Francia), Rüetschi (Svizzera), Eijsbouts (Olanda), Grosse, Kurtz, Mabilon, Mark, Perner, Rincker, Schilling (Germania). Il massimo fonditore europeo dell’ultimo dopoguerra fu indubbiamente il tedesco Friederick Wilhelm Schilling (1914 – 1971), formatosi presso lo stabilimento di famiglia ad Apolda e trasferitosi poi a Heidelberg dove aprì una propria fonderia. Fra i capolavori di Friederick Wilhelm Schilling vanno sicuramente ricordati i complessi del Duomo di Friburgo in Bresgovia (15 campane, maggiore SOL2 Ø mm 2133 kg 6856, anno 1959), del Duomo di Wurzburg (11 campane, maggiore SOL2 Ø mm 2320 kg 9080, anno 1965) e del Duomo di Costanza (13 campane, maggiore SOL#2 Ø mm 2270 kg 8349, anno 1966, in accordo con campane rinascimentali preesistenti).

 

Forma moderna delle campane studiata e realizzata da Friederick Wilhelm Schilling
 

Recentemente alcune università tedesche (Karlsruhe, Kempten), in collaborazione con alcune fonderie ed esperti campanologi di fama internazionale, hanno realizzato progetti e laboratori di ricerca con l’utilizzo delle più moderne tecnologie, allo scopo di progettare e controllare il suono delle campane con modalità e strumentazioni avanzate, studiarne il comportamento fisico, migliorarne la conservazione ed il funzionamento.

Università di Kempten (Germania),
camera di suono appositamente attrezzata per il progetto di studio “Pro Bell”
Sagoma con tono parziale di
“Terza Maggiore” prodotta dalla ditta Eijsbouts di Aasten (Olanda)

 

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