Novara, Basilica di San Gaudenzio

Nome Chiesa: 
Insigne Basilica Collegiata di San Gaudenzio
Località
Novara (Piemonte)
Tonalità del concerto: 
SOL2
Anno di fusione: 
1774
N° campane: 
8
Giudizio di qualità: 
Audio: 
Descrizione: 

L'immagine di Novara è fissata nella svettante icona della cupola antonelliana che sovrasta la Basilica di San Gaudenzio. Novara è città di antico radicamento nella Diocesi, una delle prime d'Italia, la cui fondazione nel IV secolo richiama la figura del protovescovo San Gaudenzio, il santo Patrono assunto a simbolo stesso dell'identità civile e comunale. La Basilica gaudenziana custodisce le reliquie del Santo ed è principale monumento ed emblema cittadino, quasi un miraggio di sorprendente audacia strutturale nel panorama piatto della pianura novarese. All'ombra della vertiginosa cupola antonelliana, a sinistra dell'abside della Basilica, si staglia isolato ed elegantissimo il campanile barocco, progettato da Benedetto Alfieri e innalzato a partire dal 1753. Alto oltre 70 metri metri, si presenta semplice e leggero nella sua struttura, con la raffinata cuspide coronata da un fastigio d'angeli di bronzo fusi dal novarese Giovanni Battista Agazzini.

Nella mattinata di martedì 4 gennaio 2011 l’Associazione Italiana di Campanologia ha potuto visitare il grandioso concerto campanario della Basilica. Nel pomeriggio dello stesso giorno è stato possibile visitare anche il concerto campanario della Cattedrale di Santa Maria, rendendo così possibile – in “prima assoluta” nella storia – una completa ed esauriente documentazione ed analisi campanologica di due complessi che vantano entrambi, nel panorama campanario nazionale, un indiscusso primato.  Il poderoso concerto della Cattedrale – già di per sé prezioso per le caratteristiche timbriche e per l’epoca storica di fusione - è infatti l’unico esistente al mondo composto da sole cinque campane, montate a “Sistema Ambrosiano”, accordate in scala diatonica di La bemolle 2. Tale tonalità musicale rappresenta il limite estremo, nel registro grave, su cui vengono accordati i concerti campanari a Sistema Ambrosiano, e quello della Cattedrale novarese è l'unico ad essere composto da soli cinque bronzi. Esiste un solo ed unico caso in cui, nell’allestimento di un concerto campanario montato a Sistema Ambrosiano, ci si sia spinti ad una tonalità ancora più grave. Questo caso è appunto rappresentato dal grandioso concerto di campane della Basilica di San Gaudenzio, accordato sulla tonalità teorica di SOL 2. Esso è dunque IL PIU’ GRANDE CONCERTO DI CAMPANE DEL MONDO A SISTEMA AMBROSIANO.

CARATTERISTICHE DEL CONCERTO

Venne compaginato nel 1962, quando la  Fonderia “ACHILLE MAZZOLA” di Valduggia (Vc) integrò con sei bronzi nuovi di propria fattura le due grandi campane storiche esistenti sul magnifico campanile dell’Alfieri: il Campanone e l’attuale Terza campana, entrambe fuse nel 1774 da PIETRO GIUSEPPE DE GIORGI di Alessandria, fonditore del Campanone del Duomo di Torino (1752) ma ancora praticamente sconosciuto. Le iscrizioni rilevate sulle campane attestano che la campana maggiore venne realizzata per volere del marchese Ferdinando Allevi e del conte Giuseppe Cattaneo, mentre la terza campana si deve al can. tesoriere nob. Giuseppe Tornielli di Bozzolo. Oltre agli otto bronzi principali, che tentano di comporre la scala diatonica maggiore di SOL 2, è presente una campana minore fuori concerto, in MI BEMOLLE 4 realizzata nel 1711 da GAUDENZIO MARIO, certamente destinata a segnalare le celebrazioni capitolari.
I due bronzi storici sono in realtà le superstiti due campane maggiori dell'originario complesso installato sulla torre da poco ultimata, formato da sei elementi: il Campanone in Sol2 e un concerto di cinque campane in Do3.  Della fusione venne incaricato il De Giorgi, preferito a Giacomo Crespi; il concerto venne collaudato nel novembre 1775 e pesantemente contestato per i difetti di intonazione e per l'eccessivo peso del Campanone, impossibile a concertarsi con le altre campane. Il concerto non sfuggì alle requisizioni della Seconda Guerra Mondiale, e il campanile dell'Alfieri rimase con le sole due grandi campane maggiori e la campanella del Capitolo fino al 1962.


Una particolare inquadratura del Campanone

Le tre campane storiche, in particolare le due maggiori, si segnalano per l’elevata qualità artistica dei fregi e delle decorazioni - particolarmente raffinata e tipica dell’epoca di fusione – e rivelano una lavorazione di discreto livello: non si rilevano difetti di fusione e appare particolarmente curata la preparazione delle sagome e la qualità della lega metallica. Il Campanone presenta una incrinatura visibile a occhio nudo, che scende in verticale dal punto di battuta interno alla cella allo spigolo inferiore del labbro interno. Tale fessurazione, verificatasi a metà degli anni ’80 del Novecento, ha reso inservibile la campana (da allora muta e a cui è stato tolto il motore e la relativa catena di aggancio) ed è imputabile, oltre che al battaglio vistosamente sovradimensionato, al fatto che dalla sua nascita il bronzo ha sempre e solo suonato negli stessi punti di battuta. Ancor prima di fessurarsi il Campanone aveva già subito la lesione di alcune delle trecce (o maniglie) di aggancio al ceppo: sono ben visibili anche dal basso i massicci tiranti applicati, forando la calotta della campana, per mettere in sicurezza l’aggancio del bronzo all’inceppatura. I sei bronzi moderni, oltre ad avere una veste esterna assai dimessa e priva di originalità, offendono lo sguardo con una serie di vistosi e gravi difetti nell’allestimento delle sagome e nella realizzazione delle fusioni, e dichiarano assai bene la scadente qualità dei materiali utilizzati.
In base ai rilievi effettuati, è possibile ipotizzare, per le sole campane, un peso complessivo di circa 145 quintali, dato che conferma per San Gaudenzio il primato di maggior concerto a Sistema Ambrosiano non solo in termini musicali ma anche riguardo alla mole del complesso.

ANALISI TONALE E GIUDIZIO DI QUALITA’

La registrazione dei rintocchi delle singole campane, analizzata mediante software specifico, impostato sul LA a 435 hertz di frequenza (che è uno dei due diapason normalmente in uso per valutare l’accordatura delle campane insieme al LA di 440) restituisce questa situazione:

 

  • Campanone     Pietro Giuseppe De Giorgi 1774                   SOL 2 -7
  • 2° campana     Achille Mazzola 1962                                     LA 2 -6
  • 3° campana     Pietro Giuseppe De Giorgi 1774                   SI 2 +4
  • 4° campana     Achille Mazzola 1962                                     DO 3 +4
  • 5° campana     Achille Mazzola 1962                                     RE 3 -1
  • 6° campana     Achille Mazzola 1962                                     MI 3 -11
  • 7° campana     Achille Mazzola 1962                                     FA diesis 3 -4
  • 8° campana     Achille Mazzola 1962                                     SOL 3 -8
  • Campanella fuori concerto       Gaudenzio Mario  1711         MI bemolle 4 +4

 

Anche per un profano è sufficiente considerare i semplici dati numerici e rendersi conto, ancor prima dell’ascolto diretto, che il concerto di San Gaudenzio detiene un ulteriore primato, tutt’altro che lusinghiero: quello del concerto a Sistema Ambrosiano con i più gravi difetti tonali, o se si preferisce con le peggiori stonature. Non a caso si è in precedenza parlato di “tonalità teorica” e di “tentativo di comporre la scala di Sol 2”.


La terza campana (SI2)

 

Il suono del Campanone, incrinato dalla metà degli anni ’80, non è evidentemente giudicabile, tuttavia la lesione presente non impedisce al colossale bronzo, percosso col battaglio, di esprimere con sufficiente chiarezza la robustezza e pastosità della sua “nota di battuta”. La terza campana del concerto, del 1774, presenta una sonorità mediocre, secca e povera di armonici, che rivela una lega metallica avara di stagno e uno standard qualitativo nettamente inferiore rispetto alla media di altri bronzi similari prodotti nella stessa epoca. Le sei campane moderne, di cui si sono già evidenziati i difetti di lavorazione e che già l’analisi tonale denuncia come “intrinsecamente disordinate” dal punto di vista armonico (l’imperizia del fonditore Mazzola è riuscita a produrre ben sei bronzi in totale disaccordo l’uno con l’altro), sono anche tra di loro gravemente disomogenee nell’intensità della voce. Tutte sono comunque accomunate da un timbro freddo, metallico, irritante e privo di calore e di risonanza: particolarmente spettrale risulta essere la voce delle campane seconda (LA2), quarta (DO3) e sesta (MI3). L’ascolto del concerto campanario gaudenziano disorienta e ferisce l’orecchio, suscitando un impatto emotivo sinistro ed angosciante, accentuato dall’intonazione “in minore” causata dalla mancanza della campana tonica (Campanone), dalle gravissime stonature, e dal timbro freddo, metallico e sgradevole dell’insieme.


Da questa immagine modificata ci si può rendere conto dell'imponenza e dell'eleganza delle proporzioni che il campanile
dell'Alfieri aveva, rispetto alla Basilica e al panorama urbano, prima dell'elevazione della cupola antonelliana