San Ginesio (MC), Torre civica

Nome Chiesa: 
Torre civica
Località
San Ginesio (Macerata)
Tonalità del concerto: 
SI2
Anno di fusione: 
1937
Fonditore: 
N° campane: 
3
Descrizione: 

San Ginesio è un'incantevole cittadina della provincia di Macerata, adagiata a m 696 su un colle dal quale si domina l'orizzonte di colline digradanti fino al mare, dal Cònero ai Sibillini al Gran Sasso, da cui le deriva l'appellativo di "balcone dei Sibillini".  Cuore del nucleo storico, che mantiene intatto l'impianto urbanistico medievale circoscritto da una cinta muraria in pietra, è Piazza Gentili, ampia e regolare; la bella prospettiva della piazza è chiusa sul fondo dal complesso della Collegiata affiancata dalle due torri.

La facciata della Collegiata, raffinato merletto in cotto opera di Enrico Alemanno (1421), rappresenta un esempio unico di gotico fiorito nelle Marche. Affianca la facciata la robusta Torre civica, di proprietà comunale, mentre posteriormente, addossato a lato dell'abside a uso della chiesa, si eleva un secondo campanile. Nella cella della Torre civica, insieme a due campane minori (Pasqualini dopoguerra) utilizzate per il battiore dell'orologio pubblico, si trova la grande campana civica, chiamata Campana dell'Impero, fusa sempre dai Pasqualini di Fermo nel 1937 per celebrare le vittorie conseguite dall'Italia nella guerra italo-etiope degli anni '35 e '36.

Disegnata dall'artista ginesino Guglielmo Ciarlantini, la campana si distingue nel panorama campanologico regionale e italiano per l'originalità dell'apparato formale e decorativo, ricco di simboli legati al Fascismo. Ha un diametro alla bocca di mm 1480, spessore di battuta di mm 100 e un peso stimato intorno ai 20 quintali; la nota di battuta (non rilevata) è presumibilmente un SI2. Lo stato di conservazione è ottimo, se si escludono le abrasioni provocate intenzionalmente su parte dell'iscrizione italiana. Il movimento a slancio è attualmente elettrico; in passato la spinta era data da due campanari che, facendo leva su apposite maniglie fissate alla parte superiore del ceppo, riuscivano a dare il moto alla campana senza utilizzo di corde.

Per maggiori notizie si rimanda allo Studio qui allegato, curato a fine 2010 dall'Associazione Campanari Marchigiani "Francesco Pasqualini", che ringraziamo per la disponibilità.