Carillon

di Alberto Bozzo, Valerio Rasi e Roberto Luigi Botta

Introduzione

Dalla parola latina quaternio (gruppo di quattro campane) nasce il termine carillon.

Il carillon è uno strumento musicale composto da un insieme di campane realizzate per un uso esclusivo e quindi secondo standard specifici, le quali vengono percosse da battagli o martelli, azionabili manualmente per mezzo di una tastiera meccanica collegata direttamente ai battagli, oppure elettronicamente.

Pur esistendo piccoli o grandi strumenti formati da un esiguo numero di campane magari anche utilizzate tradizionalmente ma fornite comunque di martelli, la Federazione Mondiale del Carillon considera tali solamente gli insiemi con almeno 23 unità. Le estensioni variano da due a sei ottave, cromatici ad eccezione delle note più basse dove solitamente vi sono distanze tra una nota e quella superiore di un tono e mezzo o due (ad es. LA DO MI FA FA#…e poi cromatico fino alle note più acute). Ciò avviene sia nei casi dove alcune delle campane vengono utilizzate anche in movimento che su carillon con campane tutte fisse. Vi sono comunque casi anche di strumenti totalmente cromatici. Buona parte di questi insiemi è costituita da quattro ottave (47-49 campane), ciò è dovuto al fatto che la maggior parte del repertorio musicale, storico e contemporaneo, è scritto (o trascritto) per quattro o più ottave. Alcuni dei più importanti fattori che influenzano il numero e il peso delle campane sono l'altezza e la dimensione della torre, la sua posizione, e la destinazione d'uso.
Le campane da carillon sono diverse da quelle che vengono usate in movimento, soprattutto nella zona acuta. Innanzitutto l’accordatura deve essere perfetta e su questo aspetto deve essere riposta la maggior parte dell'impegno; a livello di singola campana invece si deve tener conto che i toni parziali, l’aspetto più affascinante nelle campane in movimento,  devono essere il più possibile annullati. Deve restare l’ottava inferiore rigorosamente corretta (che rende solo più profonda la nota nominale senza sporcarla) ma tutti i parziali intermedi  diventano elemento di disturbo e di sovrapposizioni sgradevoli all’orecchio. Anche la forma di queste campane è esteticamente diversa da quella dei bronzi destinati ad utilizzo basculante.

La storia

I primi carillon hanno fatto la loro comparsa nei Paesi Bassi attorno al quattordicesimo secolo quando si sviluppò il desiderio di creare campane non solo belle singolarmente ma anche accordate tra loro. Nelle città fiamminghe vi era una vera e propria competizione per possedere il carillon più imponente, era simbolo di ricchezza e prosperità. Le prime installazioni si ebbero a Mechelen (Fiandre) con campane delle celebri famiglie di fonditori Waghevens e Van den Ghein. Ai giorni nostri si possono ascoltare ancora alcuni esemplari originali dell’epoca, come sette campane  del carillon della chiesa di Sint-Leonardus a Zoutleeuw fuse nel 1531 da Medardus Waghevens e il carillon completo di Monnickendam (15 campane), vicino ad Amsterdam, opera di Pieter Van den Ghein del 1595, nella Speeltoren,  il cui suono piacevole si può che ascoltare ogni quart'ora camminando per la città (il sabato fra le 11 e le 12).

Fu solamente verso la metà del 1600 che si giunse ad una vera e propria rivoluzione in materia acustica, e questo avvenne grazie ai fratelli Hemony, François (±1609-1667) e Pieter (Pierre) (1619-1680) nati a Levécourt in Lorena figli di un fonditore di campane da chiesa, i quali, dopo innumerevoli spostamenti soprattutto in terra olandese, hanno perfezionato l'arte progettare e fondere mettendo a punto un metodo di accordatura per fare fronte alle più alte richieste musicali. La loro abilità era senza pari e furono definiti gli “Stradivarius” delle campane. Ancor oggi, fortunatamente, si possono ascoltare i suoni di alcuni carillon della loro fortunata produzione, il più celebre dei quali è quello della Domtoren di Utrecht. Il primo esemplare vide la luce nel 1644 e fu collocato nella Wijnhuistoren di Zutphen. Purtroppo non esiste più poiché nel 1920 venne dimesso per lasciare il suo posto ad un carillon dell’inglese Taylor, ampliato nel 1979 dalla Eijsbouts. Una delle campane del 1644 si può osservare al museo del carillon di Asten, in Olanda.

François e Pieter hanno sviluppato la loro capacità di costruire e accordare i carillon in stretta collaborazione con il musicista compositore Jacob van Eyck (±1590-1657). Van Eyck, nominato carillonneur ad Utrecht nel 1642, aveva attirato l’attenzione degli scienziati con la sua capacità di isolare cinque toni parziali di una campana (per i parziali vedi Acustica della Campana). Una campana produce un certo numero di parziali che, se imprecisi, possono generare un suono sgradevole e che impedisce una corretta accordatura con le altre campane dell’insieme. Per risolvere questo problema, i fratelli di Hemony hanno dato alle loro campane un profilo particolare e lo hanno reso maggiormente spesso in determinati punti. Le campane sono state accordate intervenendo successivamente su alcuni punti della parete interna fino a che i primissimi suoni parziali venissero annullati. Negli anni immediatamente successivi la morte dei fratelli Hemony si può considerare un solo successore degno di nota, Melchior de Haze di Anversa, c’è da aggiungere che tutti gli appunti raccolti dai fratelli Hemony furono subito perduti.


Il celebre carillon dei fratelli Hemony nella guglia della Domtoren di Utrecht

Nel diciottesimo secolo vi sono stati altri fonditori che hanno lentamente  acquistato padronanza dell'abilità fusoria di campane da carillon. Ma la vera riscoperta del fascino di un così meraviglioso strumento avvenne sul finire del 1800, quando due personalità eccezionali hanno dato i contributi decisivi alla sua rinascita.

Il primo era Jef Denyn (1862-1941), il carillonneur comunale alla torre di St. Rombouts in Mechelen dal 1887. Denyn era dotato di una sensibilità musicale eccezionale e di una grande conoscenza della meccanica. Ha migliorato significativamente i meccanismi dei carillon, rendedoli più facili da suonare. Ha creato un nuovo stile musicale virtuosistico, denominato il “Flemish Style”. Le sue prestazioni brillanti hanno ispirato i colleghi ad emulare il suo esempio dappertutto. Nel 1922, i programmi di Denyn per la formazione professionale dei carillonneurs giovani sono stati realizzati mediante la creazione di una “beiaardschool” (beiaard è il nome olandese del carillon) a Mechelen (Malines), la prima di molte altre, ancor oggi conosciuta ovunque come Koninklijke Beiaardschool (scuola Reale di carillon) “Jef Denyn” e definita il centro del mondo dell'arte del carillon.


Jef Denyn

La seconda personalità che contribuì in maniera fondamentale alla rivitalizzazione del carillon fu il canonico Arthur B. Simpson, un sacerdote inglese inizialmente interessato a campane da chiesa. Nel 1896 riscoprì gli appunti degli Hemony riguardanti il segreto sulla combinazione migliore dei cinque parziali principali di una campana. Furono i fonditori inglesi Gillett & Johnston ad adottare le “nuove” indicazioni di Simpson realizzando nuove serie cromatiche di campane da carillon di qualità eccellente. Durante la seconda guerra mondiale molti carillon sono stati distrutti o requisiti, ma alcune campane sono state messe a disposizione per la  ricerca scientifica. I risultati hanno permesso ai fonditori olandesi Eijsbouts,  Petit &Fritsen e ad altre fonderie europee che si occupano di carillon di tornare ad adottare l'”Hemony-style” soprattutto dove vi fosse la necessità di sostituire degnamente campane antiche usurate dal tempo.

Meccanica del Carillon

Come nel caso di un pianoforte il carillonista ha la possibilità di regolare l’intensità del tocco poiché si tratta di tastiere meccaniche. Ogni campana viene abbinata ad un tasto in legno  lungo circa 2 piedi  (61 cm) arrotondato nella parte estrema dove viene colpito. Inoltre solitamente le due ottave più basse possono essere suonate anche tramite pedali che contemporaneamente fanno scendere i tasti manuali corrispondenti. Ciò permette all’esecutore di suonare le campane basse, perciò più pesanti, con i piedi e contemporaneamente le ottave centrali e superiori con le mani. In questo modo, anche se non è consigliabile per motivi di sovrapposizioni che danno luogo a sgradevoli dissonanze, è possibile suonare contemporaneamente 6 campane (due per mano e una per piede). Una corretta manutenzione del carillon in tutti i suoi apparati, permette di suonare anche grandi strumenti con il minimo sforzo.


Carillonista suona un carillon manuale tramite la classica tastiera standard. I tasti sono abbassati con le mani chiuse

a pugno o divaricate nel caso di suono di due note contemporaneamente


 

La trasmissione dal tasto al battaglio (di forma appositamente studiata per questo utilizzo) avviene tramite un cordino solitamente in acciaio inossidabile. A riposo, il battaglio è a circa 2 pollici (poco più di 5 cm) dalla parete interna della campana. Immediatamente sopra la tastiera vi è un regolatore per consentire all’esecutore di modificare la corsa del tasto in legno e per regolare le battute tutte alla stessa altezza nel caso in cui si verificassero mutamenti dovuti a svariati fattori, non ultimo la variazione della temperatura. La tastiera dovrebbe essere situata il più vicino possibile alle campane per limitare al massimo gli attriti dovuti alla trasmissione. Sulle grandi campane, la gravità è sufficiente per far ritornare il battaglio nella posizione iniziale, per le più piccole sono necessarie le molle di ritorno (interne o esterne al vaso bronzeo) che esercitano dal lato opposto una minima resistenza in modo da aiutare il battaglio (più leggero) a ritornare nella posizione di riposo (vedi foto sotto e sopra).


Il carillon della Cattedrale di Innsbruck

Come quasi tutti i sistemi di suono anche il carillon può essere azionato elettronicamente. I percussori elettronici però colpiscono sempre la campana con la stessa forza, quindi in caso di automatismi la vasta gamma di espressioni che si possono dare imprimendo il colpo con la mano verranno a mancare.  Alcuni carillon utilizzano meccanismi automatici unicamente per la funzione di orologio, dove spesso viene programmata per ogni quarto d’ora la melodia del Westminster o altri semplici chimes (tradizionali melodie suonate con campane). Occasionalmente alcune campane, solitamente le più grosse vengono usate anche per il suono in movimento (capita soprattutto se il carillon è situato su una campanile di chiesa), in questo caso i battagli per il suono a carillon vengono posizionati esternamente alla campana, così come alcuni per le campane piccolissime dove non c’è spazio per inserirli internamente.

In Italia

Come si è già detto in precedenza tra i veri e propri carillon italiani, non includiamo i numerosi concerti con 6 8 10 o in alcuni casi anche 12 o più campane che rispondono ad un uso classico fornite di martelletti. Capita anche di sentire spesso che un concerto, più o meno numeroso, è dotato di martelli su tutte le campane "per l'utilizzo a carillon": nessun problema! Vale però la pena specificare che i veri carillon sono solo gli insiemi di campane che rispondono a determinati requisiti già chiariti in questa trattazione.

Detto ciò ci sembra opportuno citare:

-- Il carillon della Torre Bianca di Bressanone (BZ), ovvero il campanile della Chiesa Parrocchiale intitolata a S.Michele Arcangelo che con i suoi 72 metri è uno dei simboli della cittadina altoatesina. Il Carillon molto recente è stato realizzato dalla ditta Eijsbouts ed è composto da 43 campane in Do4 suonate solo elettronicamente.


Il carillon della Torre Bianca di Bressanone

-- Il carillon della Chiesa Anglicana di S.Paul a Roma in via Nazionale composto da 23 campane in Sol3. La progressione procede per note naturali fino al Do4 per poi arrivare per semitoni fino al Sol5. Le campane, dono di Thomas Messenger di Brooklyn, furono prodotte dalla fonderia belga di Severin Van Aerschodt, Louvain. I bronzi vengono percossi da martelli esterni.


Il campanile di St. Paul a Roma

-- Il carillon della torre del Santuario del Crocifisso in Castel S.Pietro Terme (BO) con ben 55 campane fuse da Cesare Brighenti (inizialmente composto da 33 pezzi fusi nel 1929, fu portato poi a 55 nel 1934) e degno di nota più che altro per il bizzaro congegno meccanico che ne consente il suono da tastiera utilizzando un impulso elettrico che da questa arriva ai martelli funzionanti tramite aria compressa. Nonostante il numero di bronzi pari a 55, le note suonabili sono molte di meno (37 partendo dal Mi), questo poichè il fonditore ha pensato di mettere nelle zone medio acute due campane della stessa nota per non avere differenze di volume tra note gravi e note acute; sempre per lo stesso motivo per le note più acute suonano anche 3 campane contemporaneamente per dare un'unica nota. Insieme ad altri escamotages meccanici per regolare l'espressione del suono (gelosie mobile e la presenza di un rotore per conferire effetto doppler) questo complesso rappresenta sicuramente un curioso esempio di sperimentazione e di grande inventiva tecnica per il periodo in cui fu progettato e sviluppato.


Il percussore ad aria compressa di una delle campane del carillon di Castel San Pietro Terme



Campane del carillon di Castel San Pietro Terme


Il campanile del Santuario del Crocifisso a Castel San Pietro Terme

Per completezza documentaria meritano una menzione altri due complessi campanari, attualmente solo parzialmente utilizzati:

  • Il concerto della chiesa della Madonna della Pace in Torino composto da 20 campane in scala cromatica di MIb3, fuso da Ottolina di Seregno nel 1912 e rifuso nel 1952 da Crespi di Crema. Le campane sono tutte montate a Sistema Ambrosiano con ruota e contrappeso, e sono tutte mobili, anche se solo le maggiori possono oscillare mentre le altre sono sprovviste sia di corda che di motore. Il complesso può essere suonato a carillon, mediante elettrobattenti, tramite nastro programmato o con la tastiera.
  • Il concerto della torre campanaria del Seminario Arcivescovile di Venegono Inferiore (Va), composto da due ottave cromatiche in scala di REb3, fuso da Angelo Bianchi di Varese nel 1930. Le 5 campane diatoniche maggiori sono montate a Sistema Ambrosiano e azionate con doppio sistema, mentre le restanti 20 sono fisse e originariamente suonabili da apposita tastiera pianistica o dalla consolle del grande organo della Basilica del Seminario. Il peso dell'intero concerto è di kg 8756. Attualmente è in funzione il concerto ambrosiano delle 5 maggiori, mentre tutto il resto è fuori uso da molti anni.