Quaderni Campanologici

PRESENTAZIONE

 

L’argomento di questi “Quaderni” vuole necessariamente una premessa. Quella di fondere e intonare concerti di campane è una forma d’arte, più che di artigianato, nobilissima ma che finora ha goduto in Italia di poca o nessuna popolarità.
La storia dell’arte e quella della musica, forse per un criterio grettamente gerarchico, non hanno mai mostrato interesse per questa tecnica; la tengono nella condizione umiliante d’arte minore, d’arte applicata e, a conti fatti, se ne dimenticano.
Per coloro che hanno trattato e trattano delle nostre chiese e dei nostri monumenti le campane non esistono, o al limite, quand’anche fossero antiche, vengono intese come semplici utensili. A differenza di quanto avviene nel resto d’Europa, le monografie anche erudite quanto le tradizionali guide turistiche non dedicano una sola parola all’insieme di campane pertinente all’edificio che viene studiato o presentato.
Chi scrive raccoglie da una vita simili pubblicazioni, e conta sulle dita di due mani le citazioni inerenti i sacri bronzi di cui è fornita la tale chiesa o la tal’altra basilica. E non potrebbe purtroppo essere altrimenti, stante il difetto di sufficienti trattazioni sull’argomento, anche generali, per capire e collocare cronologicamente questi lavori.
Gli enti e le autorità preposte alla tutela del patrimonio storico e artistico, per le medesime ragioni e per la stessa ignoranza, si sono mossi sin qui entro uguali orizzonti, diventando in troppi casi – dura veritas sed veritas - corresponsabili di danni irreparabili al patrimonio campanario nazionale.
A fronte di questo vuoto sistematico, continua ad avere una sua fortuna il filone etnomusicologico e folkloristico, che permette al mondo delle campane di rimanere in qualche modo collegato alle tradizioni, al vissuto e all’attenzione delle popolazioni e delle comunità locali.
Una vera ed esauriente trattazione sulle campane in generale e sui singoli prestigiosi concerti o fonderie non è mai stata tentata, né dal punto di vista della storia e delle arti, né da quello della tradizione etnomusicologica e folkloristica.
Qualche appassionato o amatore di cose locali ci ha provato in passato e ci prova anche oggi, con intenti dilettantistici; senza pervenire, come è naturale, a risultati apprezzabili. In realtà nessuno ha voluto – o saputo – condurre indagini ed esami coscienziosi che permettessero una sintesi esauriente, probabilmente perché si tratta di una strada lunga e faticosa. Su questa strada, con l’umiltà del ricercatore e con la sicurezza di chi persegue sul campo una competenza specifica, si sta incamminando l’Associazione Italiana di Campanologia.
Il primo e fondamentale passo è stato quello di rendere disponibili al vasto pubblico di Internet (in attesa che la generosità di qualche sponsor permetta la doverosa pubblicazione cartacea) i magistrali testi di Matteo Padovani sull’acustica delle campane e sui sistemi di suono. Esempio mirabile di solare chiarezza e precisione unite a rigore scientifico, nonché frutto di profonda esperienza diretta, le pagine del Padovani sono nell’Italia del secolo XXI l’unica vera e completa trattazione teoretica di una disciplina – la Campanologia – che nel resto d’Europa gode di ben altre fortune.
L’Associazione intende proseguire il cammino con la periodica compilazione dei Quaderni di Campanologia, che raccolgono trattazioni monografiche di specifico taglio campanologico, aventi per oggetto la storia, l’arte e le caratteristiche armoniche di concerti di campane storici e moderni, famosi o meno, e/o la storia e la produzione delle varie fonderie, senza dimenticare le diverse tradizioni locali.
Questi testi non vogliono essere soltanto una compiaciuta descrizione delle varie campane e della loro storia: vogliono essere anche un contributo di pensiero che favorisca occasioni di cultura. Al di là del concerto campanario realizzato, dell’opera compiuta, che noi osserviamo ed ascoltiamo, c’è sovente un complesso di fatti importanti che di solito rimangono ignoti. Cogliere, sulla scorta della documentazione, la nascita dell’opera, soffermarsi sulle tappe dell’esecuzione, mostrare eventualmente che la realizzazione finale differisce notevolmente dal pensiero iniziale di committenti e artefici, trovare le ragioni dei mutamenti adottati e spiegare come sono avvenuti, sono aspetti essenziali che vorremmo scaturissero dalla lettura delle varie monografie.
E’ bene infine notare che nel nostro caso si tratta di un discorso che per quanto facilitato nella forma, non può fare a meno di una precisa fraseologia tecnica. Inoltre per quanto possibile è previsto l’inserimento di illustrazioni. Si abbia bene in mente che il fine ovvio e naturale di questi testi non può essere una documentazione tale da rendere inutile una visita e soprattutto un ascolto diretto. Se è vero infatti che le parole, nonostante ogni precisazione e proprietà di linguaggio, si ostinano a rimanere generiche ed ambigue, quanto più ciò è vero ed irrinunciabile nel caso delle campane.
Si parte a piccoli passi ma con entusiasmo, che l’interesse sempre crescente per la nostra attività tiene ravvivato. Il racconto di quanto nei secoli è stato compiuto per arrivare a costituire l’attuale ricchissimo patrimonio campanario italiano, possa sempre più consolidare la convinzione dell’impegno per la sua conoscenza e la sua tutela, e possa fissare prospettive nuove per l’arte campanaria nazionale.