Pubblicazione del libro “Le campane di Dazio – 150 anni di storia”

Giovedì 21 agosto 2025 si è tenuta presso il Centro Polifunzionale di Dazio (SO) la presentazione del libro “Le campane di Dazio – 150 anni di storia”, scritto da Simone Margnelli e pubblicato dall’Associazione Italiana di Campanologia. La serata, promossa dalla Parrocchia di Dazio, è stata ampiamente partecipata dalla popolazione locale. Alla presentazione del libro è seguito un aperitivo e un ascolto del suono a concerto delle campane.

Il libro espone i risultati di una ricerca sulle campane della chiesa parrocchiale di Dazio, delle quali ricorre quest’anno il 150° anniversario: infatti, nel 1875 la comunità di Dazio si dotò dell’attuale concerto di cinque campane in Re3, prodotto dalla fonderia Pruneri di Grosio (SO). L’autore ha colto questa occasione per compiere uno studio campanologico completo e interdisciplinare del patrimonio campanario daziese.
Il volume, di 158 pagine, segue la struttura già collaudata nel libro “Le campane della Pieve di Edolo” (scritto dallo stesso Simone Margnelli insieme a Paolo Bordoni e pubblicato nel 2017 dall’Associazione Italiana di Campanologia in collaborazione con il Museo d’Arte Sacra di Edolo): 1. Storia delle campane; 2. Elementi iconografici; 3. Analisi tonale e giudizio campanologico; 4. Schedatura delle campane; 5. Il suono tradizionale delle campane.

La storia delle campane di Dazio inizia ben prima del 1875. I documenti d’archivio, trascritti in un’appendice documentaria alla fine del volume, permettono di risalire fino a una fusione di tre campane avvenuta nel 1639 ad opera di due fonditori itineranti provenienti dalla Lorena. Nel 1765, dopo un ampliamento del campanile, anche il concerto di campane fu ingrandito: le due campane minori furono rifuse, con un importante incremento di peso, dai fonditori Giovanni e Antonio Bizzozero di Varese. Tuttavia, la nuova campana maggiore dovette essere rifusa già nel 1767 da Luigi Comerio di Malnate (VA).

Il cambiamento radicale avvenne, per l’appunto, nel 1875, grazie alle donazioni dei Daziesi emigrati a Roma: con la fusione del nuovo concerto campanario, che rimpiazzò le campane preesistenti, la comunità di Dazio poté disporre non soltanto di un maggiore numero di bronzi (cinque anziché tre), ma anche di un insieme di campane intonato in scala maggiore e montato “a ruota”, ossia con il sistema ambrosiano. Si erano così venute a creare le premesse per lo sviluppo delle tradizioni di suono delle campane che sono state documentate dall’autore, rimaste in uso fino all’elettrificazione del concerto nel 1970.

Come molti altri concerti prodotti dalla fonderia Pruneri, oltre ad avere delle grandi qualità sonore e musicali (esposte nel giudizio campanologico ad opera di Roberto Botta), le campane di Dazio sono particolarmente curate nell’impianto decorativo, iconografico ed epigrafico. Come scrive l’autore nella sua dettagliata analisi, ciascuna delle cinque campane ha un proprio stile grafico, secondo una precisa pianificazione da parte del fonditore che è comunque orientata all’eclettismo, dove elementi barocchi o rococò sono affiancati a motivi neoclassici. Le iscrizioni latine presenti sulle campane sono di diversa origine (citazioni bibliche, invocazioni tratte dalle Rogazioni, testi specifici dell’epigrafia campanaria) e non lasciano intravedere un preciso programma epigrafico, mentre un’ulteriore iscrizione presente sulla campana maggiore ricorda, in italiano, che “questo concerto è di libera proprietà dei benefattori di Roma e delle famiglie di Dazio”. Tutti i dati più importanti di ciascuna campana sono poi riassunti in forma di schede.

Gli usi tradizionali delle campane di Dazio, salvati dall’oblio grazie alle testimonianze di due anziani del paese, sono presentati in modo compiuto, sia in forma discorsiva, con interessanti commenti e confronti regionali, sia in forma di scheda. Così, si apprende come le campane scandissero il calendario sacro e profano della comunità daziese, dai giorni feriali alle più importanti solennità, e accompagnassero inoltre gli eventi funebri (secondo precise distinzioni di genere e classe) e i matrimoni. Una particolare attenzione è rivolta alla descrizione delle suonate a concerto ambrosiano, che disponevano di un repertorio non indifferente di sequenze tradizionali, e del suono a festa, localmente detto “curdàa”. Quest’ultima tecnica era chiaramente un adattamento di quella praticata prima del 1875, quando vi erano soltanto tre campane, mentre non è mai stata installata una tastiera come era la prassi del montaggio ambrosiano.

In conclusione, il libro “Le campane di Dazio – 150 anni di storia” fornisce un importante contributo non soltanto agli studi campanologici su scala nazionale, ma anche alla ricerca storica e culturale della Valtellina, che potrà beneficiare del caso esemplare di Dazio per comprendere l’importanza delle campane in seno alle comunità locali in un passato più o meno recente.

Per reperire il libro è necessario contattare gli autori:
Simone Margnelli (e-mail: simone.margnelli@gmail.com(link sends e-mail))